Il MURO

ossia lo scontro tra la psicanalisi e l'autismo


Sottotitoli disponibili in inglese, spagnolo, danese, italiano, portoghese, russo e olandes
 

Il film emblematico della causa dell'autismo in Francia

I paesi francofoni hanno piu' di 40 anni di ritardo nella presa in carico dell'autismo rispetto agli altri paesi sviluppati. Una situazione che ha portato alla Francia diverse condanne da parte del Consiglio d'Europa. Questo film di 52 minuti spiega perchè. In questi territori, la psicanalisi domina ancora gran parte della neuropsichiatria infantile, rivendicando un ruolo egemonico.

Il MURO espone il punto di vista psicanalitico sull'autismo, attraverso le parole di dieci psicanalisti e un pediatra vicino alle loro cerchie. Per la prima volta, spiegano le loro teorie in un discorso accessibile ai profani.

Gli psicanalisti confidano alla telecamera il loro rifiuto verso la scienza in generale, e le scienze del comportamento in particolare, la cui esistenza viene considerata come un' invasione.

Davanti alla telecamera, espongono le loro intime convinzioni sulle cause dell'autismo : una psicosi indotta da una cattiva relazione materna ; e le opportunità offerte dalla presa in carico psicanalitica di questo disturbo : l'istituzionalizzazione a vita in ospedale psichiatrico.

Il MURO è stato realizzato nel 2011 da Sophie Robert e prodotto da OCEAN INVISIBLE PRODUCTIONS, in collaborazione con AUTISTE SANS FRONTIERES. Questa associazione presieduta da Vincent GERHARDS, sostiene la scolarizzazione dei bambini autistici.
Questo film ha rimosso il muro del silenzio che pesa sulla presa in carico dei disturbi pervasivi dello sviluppo in Francia, nella Svizzera francese e nel Belgio francofono.
Diffuso nel settembre 2011 sul sito d' Autistes Sans Frontières, Il MURO si è esteso nel giro di qualche giorno in modo virale in tutto il mondo.

Un mese dopo la sua diffusione, tre degli psicanalisti intervistati (Alexandre STEVENS, Eric LAURENT ed Esthela SOLANO), tutti membri della stessa organizzazione : LA SCUOLA DELLA CAUSA FREUDIANA, diretta da Jacques-Alain MILLER, hanno intentato una causa contro la realizzatrice Sophie ROBERT, la sua società di produzione OCEAN INVISIBLE PRODUCTIONS e l'associazione AUTISTES SANS FRONTIERES col fine di vietare il film.

I tre psicanalisti si sono lamentati per il montaggio del film che avrebbe reso i loro propositi ridicoli e dogmatici. Hanno chiesto 290 000 € di danni alla realizzatrice, alla sua società e all'associazione Autistes Sans Frontières.

Il loro gesto ha destato un grande interesse verso il film e ha focalizzato l'attenzione dei giornalisti di tutto il mondo sulla situazione dell'autismo in Francia.

L' 8 dicembre 2011, il processo ha radunato due manifestazioni di genitori di bambini autistici, per sostenere la realizzatrice, una a Lille dove si è tenuta l'udienza, e l'altra a Parigi davanti alla sede della Scuola della Causa Freudiana.

Il 26 gennaio 2012, Sophie ROBERT stava presentando il suo film durante un congresso di psicologi a Philadelphia, quando il verdetto è arrivato : il film è stato censurato e la realizzatrice condannata a ritirare le interviste dei tre psicanalisti che hanno sporto denuncia.
La sua società è stata condannata a pagare 25 000€ di danni e interessi.

Sophie ROBERT ha presentato immediatamente un ricorso contro questa decisione.
Il processo d'appello si è tenuto l'8 novembre 2013.
La sentenza è stata pronunciata il 16 gennaio : e dopo due anni di censura, il MURO puo' nuovamente essere diffuso.

PSICANALISTI INTERVISTATI
Alexandre Stevens, Eric Laurent, Esthela Solano, Bernard Golse, Pierre Delion, Geneviève Loison, Laurent Danon-Boileau, Daniel Widlöcher, Jacqueline Schaeffer, Yann Bogopolski, Aldo Naouri


 

IL MURO, OSSIA LO SCONTRO
TRA LA PSICANALISI E L'AUTISMO

Traduzione a cura di Gianni_francese (ovvero Yohan GIACINTI)

Révision : Stefani a Caimmi (Mondo Aspie)

 

S1 : Commento di introduzione su sfondo nero

00 00 Commento : Da più di trent’anni, la ricerca scientifica internazionale descrive l’autismo come un disturbo neurologico che provoca una disabilità nelle interazioni sociali. Tutte le persone autistiche presentano delle anomalie in una zona del cervello, il solco temporale superiore, identificato nel 2000 dalla Dottoressa Monica Zilbovicius. In Francia, la psichiatria, in grande maggioranza composta da dottori psicanalisti, nega del tutto queste scoperte. Secondo gli psicanalisti, l’autismo è una psicosi, ossia un disturbo mentale di grave entità, che proviene da una cattiva relazione con la madre. 00 33

S2 ALEXANDRE STEVENS

00 33 AS : Io credo che l’autismo sia una modalità di reazione di un soggetto, che appare molto presto nella propria storia logica, è solamente, alla fine dei conti, una risposta all’invasione di sé dal mondo e dagli altri : il bambino si chiude. Si chiude dentro di sé, si distacca dall’ambiente, e rifiuta in un certo modo di mettere in moto i meccanismi del linguaggio. Anche se certi bambini autistici parlano, non va dimenticato che il parlare è ben più di pronunciare parole : c’è pure un meccanismo soggettivo che richiede l’implicazione di chi parla, cioè parlare d’accordo, però senza impegnarsi.

Banc titre :

DOTT. ALEXANDRE STEVENS

Psicanalista ECF

Capo psichiatra dell’istituzione per bambini Le Courtil, Tournai

SR : Secondo Lei, c’è una differenza strutturale fra psicosi e autismo ?

Alexandre Stevens : No. Per quanto mi riguarda, no.

SR. : Sono psicotiche le persone autistiche ?

AS : Sì. Cioè in un certo modo l’autismo è una situazione estrema di qualche cosa che fa parte del gruppo delle psicosi. 01 27

S3 PIERRE DELION

01 28 PD : La distinzione che si può fare tra autismo, da un lato, e la psicosi del bambino

Banc titre :

PROFESSORE PIERRE DELION

Psicanalista

Capo del reparto di pedopsichiatria dell’Ospedale Universitario di Lille

dall’altro, una distinzione vera sul piano della descrizione e della struttura sottostante in realtà è impossibile perché c’è proprio una continuità fra queste due entità che non si possono opporre. Mi sembra che ci siano legami tra struttura autistica, struttura psicotica e struttura disarmonica. Bisogna dire che quando questo viene detto a persone che fanno parte di associazioni di genitori di bambini autistici, cio' provoca la loro rabbia : secondo loro, gli psicotici non c’entrano con l’autismo. A parer mio, questo è un’errore, penso che ci siano tanti legami tra le due entità.     02 04

S4 GENEVIEVE LOISON

02 04 : GL : Questo è il coccodrillo ! Ecco il coccodrillo ! Bene, il coccodrillo ci permette di capire tutto nell’istante in cui i bambini lo toccano ; quando giocano con lui o mettono la mano dentro, sono preoccupata, oppure un oggetto dentro sono ansiosa, quando si mettono a cavallo su di lui e quando lo picchiano, sono rassicurata !

Banc titre :

Dottoressa Geneviève Loison

Psicanalista Lacaniana

Pedopsichiatra di riferimento, Lille

SR. : Perché, che cosa insegna il coccodrillo ?

GL. : Litigano !

SR. : Che cosa significa il coccodrillo ?

GL. : Il coccodrillo è la pancia della madre, i denti della madre. 02 28

S5 GENERIQUE

02 29 (les arbres et le ciel qui tournent + apparition du mur)

Titolo : Il Muro

Sottotitolo : Lo scontro tra la psicanalisi e l'autismo   02 45

S5 GENEVIEVE LOISON

02 46 SR : E’ quello che Lacan usava chiamare la madre coccodrillo ?

GL : Esatto, e quindi il nostro compito di psichiatri è di far sì che non lo mangino … ecco …

SR : Mangiare il bambino ?

GL : Ci si mette una sbarra, ecco. Ecco. Ecco. E quando il bambino comincia col ritirarla, ci mette pure la mano ! Certe volte, mette nella gola dell’animale una figurina.

SR : E che cosa rappresenta questa matita ?

GL : Beh, questa è, non puoi andare avanti, è la sbarra.

SR : Sarebbe quindi il pene del padre?

GL : Brava, adesso non puoi andare avanti !

SR : E’ La legge del padre ?

GL : Esatto.

SR : Che protegge il bambino dalla madre ?

GL : Ecco.

SR : E che impedisce alla madre di distruggere il bambino.

GL : Ecco, e di divorarlo.

SR : E c’entrano pure gli autistici con questa spiegazione ?

GL : Eh certo che sì. Certo che sì. Le persone autistiche, è questione di stadio, guardi ci prendiamo cura dei bambini a un certo stadio, guardi certe volte. Gli autistici, guardi, sono proprio loro che prendono spesso, ci mettono il bambino dentro questo. Si mettono la dentro. A questo punto, ci si trova assai preoccupati, vero?. 03 40

S5 TRIBU NORMANDE

03 48 Guillaume : Salve, mi chiamo salve mi chiamo Guglielmo, sono autistico all’80% e il mio problema è ’avere disturbi del comportamento, di tanto in tanto. Ho provato a controllarmi. I miei due fratelli si chiamano Giuliano e Gabriele. Uno è iperattivo, Giuliano, ha dei disturbi del comportamento come me. Ha delle crisi. E Gabriele, che è “pazzo”. Che è pazzo … Ehi ! E Gabriele che .. E Giuliano che viene a disturbarmi. Ahi Giuliano ! E fanno questo, mi fanno sempre cadere !

SR : Puoi presentarci Giuliano ? Giuliano ?

G : Giuliano è un fratello autistico come me, però non parla. Non è mio fratello. E’ il fratello di Floriano … E non parla … Aiuto !     04 51

S6 DANIEL WIDLOCHER

04 52  SR : In fatto di psicosi e di autismo, c’è una spiegazione tradizionalmente usata la quale dice che una depressione della madre durante la gravidanza o nei primi mesi della vita contribuirebbe ad alterare la relazione tra la madre e il bambino e potrebbe essere la fonte di questi disturbi gravissimi.

Banc titre :

PROFESSORE DANIEL WIDLOCHER

Psicanalista – APF

Ex-capo del reparto di psichiatria – Ospedale della Pitié-Salpêtrière, Parigi

DW : Allora, è quello che ci dicono colleghi serissimi, e di conseguenza li ascolto.   05 14

S7 ALEXANDRE STEVENS

05 15 AS : Non mi oppongo a quest’idea, può essere il caso, quando il bambino nasce in condizioni in cui l’estraneo, il suo primo altro, la madre, è molto depressa, cioè quando sta per essere assente nei suoi riguardi, sta per considerarlo in modo diverso, sta per avere un tipo di relazione differente con lui, e questo all’occasione puo' far sì che il bambino scelga di ritirarsi. A volte, quando la madre è depressa, nell' utero, cioè, quando è incinta, o al momento della nascita del bambino, può, talvolta, il bambino essere autistico.   05 45

S8 GENEVIEVE LOISON 

05 46   GL : Accidenti, ne abbiamo visti parecchi, eh, mi ricordo quando lavoravo all' ospedale diurno, eh, là che li ho visti in maggior misura. Ho visto cose pesanti, vuoti pesanti, dei disturbi … ho visto delle madri abbandonate a sé stesse. Ho visto … Per ogni bambino autistico, c’era, in un certo modo, una causa diversa. Ho visto parecchie madri abbandonate a sé stesse alla fine della gestazione. E il bambino … le madri depresse pure, le madri che vanno in depressione post partum, abbandonate alla fine della gravidanza cadono in depressione dopo aver partorito, che vivono in un gran bel vuoto, e mettono il proprio bambino nel vuoto relazionale.   06 24

S9 DANIEL WIDLOCHER

06 24 DW : Ad esempio una grande carenza. Per esempio una madre che, dato la sua depressione, non si prende del tutto cura del proprio bambino, rimane muta davanti a lui, irrigidita, quindi il bambino sta qui e vuole aggrapparsi a lei, vuole cercare contatti, eccetera ; questo può, se dura a lungo nell’infanzia, avere conseguenze per il giovane adulto che rimarrà molto freddo, molto inibito sul piano affettivo perché quando era piccolo è stato sfortunato perchè ha avuto una madre molto fredda, mi segui   06 58

 

S10 GENEVIEVE LOISON

06 58   SR : Sono più numerosi i casi di psicosi o di autismo in paesi in guerra, nelle favelas di rio, in tutte queste circostanze in cui le madri hanno buone ragioni per essere depresse ?

GL : Non ne sono informata, non potrei rispondere alla domanda, posso solo descrivere quello che vedo ogni giorno nelle sedute. Mi segui …   07 15

S11 TRIBU NORMANDE

07 16 Sabrina : Adesso sta fumando. Gli piace molto fare fumo quindi eh … gli piace molto essere fuori.

Banc titre :

SABRINA CAVRET

Mamma

Quindi in questo momento è il periodo dell’anno che gli piace di meno perché beh ovviamente non può uscire … beh mangiare e … altrimenti eh, è vero che non sa badare a se stessa, quindi andare a spasso, mangiare, muoversi molto, fare del …, quindi all’IME va in bici, ma qui non posso farglielo fare perché sa pedalare ma in realtà non sa frenare e guardarsi attorno, quindi sarebbe pericoloso. Usa anche i pattini. Ma in funzione della superficie, è necessario che sia ben piana. Quindi lo fa in sala.   08 05

COMMENTAIRE

08 10 SR : Stranamente, per giustificare la tossicità materna rispetto al bambino, gli psicanalisti non esitano a fare uso della biologia   08 15

 

S12 ALEXANDRE STEVENS

08 17 SR : Come si può spiegare che una depressione materna possa rendere un bambino autistico ? A cominciare dall'utero?

AS : Quindi per cominciare nell'utero, succedono già parecchie cose a questo stadio ; non sono uno specialista dell’ utero, ma succedono cose nel ventre materno : il bambino si muove, le madri gli parlano, il bambino reagisce a un certo numero di stimoli. In realtà, che cosa sanno i bambini del legame con l'altro nell' utero? Non è veicolato completamente dal linguaggio, ma prende forma con la totalità dei suoni corporali. E … in fondo, una madre depressa, quando il bambino è nell' utero possiamo dire che il bambino prova qualcosa ? Questo sono del tutto incapace di dirvelo, vero ? Ma di per sé, non mi pare strano pensarlo.   09 08

S13 ALDO NAOURI

09 09 AN : Eh bene, nella maggioranza dei casi, il sintomo del bambino è precisamente il sintomo che

Banc titre :

Dottore. ALDO NAOURI

Pediatra – Analista – Saggista

gli viene attribuito dall’incoscio materno principalmente perché i bambini sono in una relazione molto,   molto molto permeabile nel comunicare con la loro madre. La gestazione condiziona il bambino e definisce i suoi tratti salienti, e e e e e e proprio gli dà qualcosa di interamente fabbricato sul corpo, che proviene dal corpo della propria madre ; questo indebolisce il terreno, cioè mette il bambino in un stato in cui proprio la sua resistenza viene alterata da condizioni che gli vengono date dal suo ambiente.   10 01

S14 BERNARD GOLSE

10 02 BG : Perché il bambino possiede una metà dei cromosomi proveniente dalla

Banc titre :

PROFESSORE BERNARD GOLSE

Psicanalista – APF

Capo del reparto di pedopsichiatria dell'ospedale Necker, Parigi

madre, l’altra metà proveniente dal padre. Quindi c’è una parte che è come la madre, quella non pone problemi, ma c’è pure una parte che è come il padre e che gli pone immediatamente problema, e d’altronde dal momento in cui il bambino è concepito l’organismo materno comincia immediatamente col secernere una grande quantità di anticorpi molto forti per espellere questo bambino che è straniero per metà. E’ un po' triste ammetterlo se si vuole dirlo proprio così, ma alla fine la prima cosa che biologicamente la madre non sopporta del proprio figlio è la parte che proviene dal padre. Allora, ad essere proprio antropologico in questo è il doppio « no ». Cioè « no », non riconosco questo bambino che voglio espellere, ma simultaneamente, c’è un “no” al “no”. Proprio come quello che troviamo nella linguistica. E’ un’ interessante domanda, e nel linguaggio troviamo anche doppie negazioni di questo tipo. Ma qui, lo scopriamo a livello biologico.   10 53

S15 TRIBU NORMANDE

10 56 Un joyeux bordel qui fuse dans tous les sens… 11 47

S16 DANIEL WIDLOCHER

11 48 SR : Perché non parlano i bambini autistici più colpiti ?

DW : Non lo so. La prima idea che mi viene in mente è che non parlano perché non vengono stimolati a parlare. Così come il fatto che i bambini che sono poco circondati dalla parola hanno spesso della difficoltà per esprimersi anche se non sono autistici ; di conseguenza c’è una stimolazione del linguaggio, una stimolazione parentale, dell’ambiente, che non è da sottovalutare.   12 15

S17 ALEXANDRE STEVENS

12 17   AS : Non si è predisposti neurologicamente al parlare. La psicanalisi non lavora proprio in quest’ambito se vuole … non si è predisposti al parlare, certo occorrono delle capacità per esprimersi, ma quello che è proprio essenziale è il fatto che il linguaggio è proprio fuori dall’organismo. 12 33

S18 GENEVIEVE LOISON

12 34 GL : Perché mai dovrebbero comunicare allorchè sono in fusione con la madre ? Comunicano senza parola, non c’è ragione di acquisire il linguaggio. Il parlare necessita l’accesso al simbolico, eh, l’accesso al padre. Beh, non sono solo con la madre. Esiste un padre che ha partecipato al concepimento, che è il fondatore, con il suo potere paterno, che ha creato un bambino. Il bambino solo progressivamente lo scoprirà.

SR : In che modo il padre rappresenta il simbolico ?

GL : Beh, è difficile spiegare questo, eh, è l’accesso all’astrazione, l’accesso alla distanza. L’accesso, è ovviamente necessario parlare quando non siamo più uniti. E’ il padre che si interpone tra madre e figlio. 13 21

S19 BERNARD GOLSE 

13 21   BG : Parlare all'estraneo significa che non siamo più confusi con l'altro. Voglio dire, finché non si è separati, finché si è confusi con l'altro, finché si è fusi con l'estraneo, il ché è proprio il sintomo dei bambini autistici, per chi d’altronde l’altro non esiste, ma dopo quando l'altro comincia col definirsi, sono ancora così distanti in modo patologico, che non ce la fanno a parlare con l'estraneo.   13 39

S20 GENEVIEVE LOISON

13 40   SR : Si dice dei bambini autistici che la loro madre non ce la fa ad attirareil loro sguardo ?

GL : Beh sì, non sono in relazione del tutto, sono rimasti nell’uovo.

SR : Fuggono la madre perché sono rimasti fusi con la madre ?

GL : Loro non si sono staccati del tutto, ecco quello che penso, sono rimasti nell’uovo, nell' utero. Sono rimasti all’interno, perché volete che ci guardino negli occhi o parlino ?  14 00

S21 BERNARD GOLSE

14 01 BG : Non si può pensare all'altro, non si può parlare con l'estraneo senza aver prima preso una distanza. Finché si è ancora inclusi, interpenetrati, fusi con l'altro, non si può né pensare all'altro, né parlare con l'estraneo, è quasi ovvio. Se il linguaggio ci colpisce così a lungo nella vita con questa intensità, e la psicanalisi usa il linguaggio, è perché il linguaggio parla di separazione.Questo è una percezione molto molto … eh … è una percezione dello sviluppo estremamente specifica alla visione psicanalitica delle cose   14 36

S22 TRIBU NORMANDE

14 42 Sandrine : Concretamente, è proprio quando lo chiamavamo che non ci guardava, non rispondeva, così

Banc titre :

SANDRINE GUY & STEPHANE MOERIS

MammaPapà

semplicemente. Non parlava, non giocava con gli altri bambini, nessun interesse particolare, cioè, non giocava con gli altri bambini, non si mescolava con loro.

Stéphane : Ritardo nel camminare.

Sandrine : Questo era Guglielmo all’età di due anni, diciotto mesi, due anni, due anni e mezza pure ancora. Ed è vero che gli piaceva mettere in fila tutti gli oggetti, le bottiglie di acqua, i pacchetti di sigarette, allineava tutto, giocava con le luci, tipo « giorno-notte-giorno-notte-giorno-notte ». Assai simpatico, vedi. Quindi numerose le stereotipie. Ancor di più la difficoltà nell'adattamento a tutti i cambiamenti. Se si cambiava cammino per andare in un certo posto poteva andare in crisi, se passavamo davanti a un luogo in cui gli piaceva recarsi e se non ci potevamo fermare, se andavamo dritto, andava pure in crisi. Se facevano rumore con una carta di caramella, ci raggiungeva correndo, però è altrettanto vero che quando era a tre metri di distanza da noi, e chiamavamo « Guglielmo ! » non girava la testa. Quindi è vero che c’erano segnali molto importanti, vedi. 15 35

S23 ESTHELA SOLANO

15 43   SR : Lo psichismo non evolve indipendentemente dal cervello, non cammina da solo nel vuoto.

Banc titre :

ESTHELA SOLANO

Psicanalista – ECF

Psicologa clinica

Se da un lato si considera un bambino normale con un cervello che funziona bene e dall’altro lato un bambino autistico con un cervello che non funziona bene, questo non produce una differenza fondamentale nella capacità a comunicare con il mondo esterno ?

ES : Questo modo di percepire la causalità dell’autismo è molto riduttrice. Quello che possiamo scoprire quando ci occupiamo di bambini autistici è proprio che gli autistici sono malati del linguaggio. Che l’autismo è un modo di difendersi dal linguaggio. 16 30

S24 TRIBU NORMANDE

16 38   SR : Come ti sei sentita quando hai saputo che Guglielmo era autistico ?

Sandrine : Eh … come una mazzata sulla testa. Enorme. Era « cosa ci succede ? ». Cosa gli sta capitando, cos’è ? Perché ? Ci si pone veramente tutte queste domande, si transita tra fasi di paura, di rabbia, di senso di colpa. Si passa da tutte queste fasi, quindi, dopo ci si muove con decisione, si va avanti dopo, cioè, ci si dice che non serve a nulla colpevolizzarsi e che troveremo quello che è necessario per farlo andare avanti. Per aiutarlo a crescere correttamente, cioè nel miglior modo possibile. Per integrarsi agli altri. Quindi abbiamo contattato tutte le associazioni e abbiamo appreso che c’erano dei metodi educativi per insegnare loro a comunicare, a svilupparsi e a diminuire le loro angosce. Quindi ad aprirsi al mondo. Così semplicemente.

SR : Questo è il metodo PECS ?

Sandrine : Si, PECS, e ha dato buoni esiti con Guglielmo.

SR : Cioè, concretamente, sono delle immagini ? E’ comunicare tramite delle immagini ?

Sandrine : Esatto, sì, cioè per chiedermi un bicchiere d’acqua ; con lui ho iniziato con una carta perché prendeva l'acqua e la sputava per terra. E eh, ho detto bene, inizio come un gioco, ci provo e basta, per chiedermi un bicchiere d’acqua, gli ho insegnato a darmi la carta, così appena mi dava la carta riceveva l’acqua. E due o tre volte dopo, ha capito che per avere l'acqua doveva darmi la carta, quindi è successo prima con l'acqua, e poi con gli alimenti, e per un grande numero di altre cose, e per quanto tempo ? Dopo due mesi di PECS ha cominciato a dire le prime parole, e dopo sei mesi non usava più il PECS perché riusciva a pronunciare frasi.

SR : A quanti anni?

Sandrine : Aveva quasi quattro anni. Quindi questo è stato un vero beneficio per lui. Il suo linguaggio si è sviluppato a grande velocità con la V maiuscola con il PECS … Una bella vittoria, questa.

Stéphane : Sì.

Sandrine : Il primo « Mamma » : Beh ! Si cade per terra !   18 33

S25 BRUNO BETTELHEIM

18 37 Commento : lo psicanalista austro-americano Bruno Bettelheim è stato il precursore del trattamento psicanalitico dell’autismo. Bettelheim faceva un paragone tra i bambini autistici e i prigionieri dei campi di concentramento nazisti, che si dondolavano avanti e indietro, bloccati dal terrore, aspettando una morte imminente. Usando un ragionamento basato su tante analogie, era convinto che i bambini autistici erano vittime di genitori seviziatori, di madri glaciali che avevano desiderato la morte del proprio figlio. Gli studi di Bettelheim sono molto contestati negli Stati Uniti da più di trent’anni. E qual’è la situazione in Francia ? 19 08

S26 PIERRE DELION

19 09 PD : Bruno Bettelheim è una vittima dell’ingiustizia della storia contemporanea. Penso che abbia fatto un lavoro durante un periodo in cui, si fa per dire, nessuno s’interessava ai bambini autistici, un lavoro pionieristico del tutto esemplare. Si è interessato agli autistici perché aveva vissuto un’esperienza di carenza artificiale nei campi di concentramento. E' arrivato in questo pianeta autistico dicendo, alla fine, ecco qua dei bambini che hanno probabilmente sofferto di carenze in un certo modo del tutto paragonabili a quello che ho vissuto nella mia storia emozionale ; provo a curarli basandomi su questa ipotesi, cioè separandoli dai genitori. 19 49

S27 GENEVIEVE LOISON

19 50 GL : Non c’era un legame del tutto . Delle madri che li hanno, così pochi legami, anche durante la gravidanza, e dopo, non c’è un legame del tutto e il bambino è abbandonato e ci si chiede come mai ha potuto essere concepito, ma sono concepiti lo stesso. E’ completamente nel vuoto, la gravidanza è solo organica, e il bambino non esiste come persona. E’ del tutto nel vuoto relazionale. E’ questo risulta in quello che dice Bruno Bettelheim ; si', certamente.   20 16

S28 YANN BOGOPOLSKY

20 16   YB : No, no, Bruno Bettelheim ha detto molte altre cose, questo è una caricatura dei suoi studi, non lo dico

Banc titre :

YANN BOGOPOLSKY

Psicanalista kleiniano

per voi, ma per quelli che ... eh ... non si tratta d’altronde solamente delle madri, si tratta anche del posizionamento del padre nel desiderio della madre. E si tratta di un certo numero di dati, per iniziare con quelli con cui il bambino è nato, e del legame che si è creato o dei desideri di morte che la madre ha potuto avere effettivamente per questo neonato, ma tutte le madri che hanno dei desideri di morte per il proprio bambino, tutti quei desideri non stanno pertanto per rendere il proprio bambino psicotico ! 21 05

S29 TRIBU NORMANDE

Transition en images.

Sous titrer l’inscription sur le panneau de la barrière : « VIETATO L’ACCESSO » 

 

S30 JACQUES LACAN

21 34 Commento : Alla fine degli anni sessanta, la psicanalisi inizia a declinare un po’ dappertutto nel mondo, ma ha conosciuto uno slancio fenomenale in Francia sotto l'impulso di uno psichiatra ambizioso e carismatico. Secondo Jacques Lacan, i bambini psicotici e autistici sono vittime dell’alienazione a un madre psicogena, una madre che rifiuta l’abbandono della propria gravidanza solo perché non è capace di separarsi da

Banc titre :

JACQUES LACAN

Psichiatra – Psicanalista

un bambino sostituto da un fallo-pene che non ha ricevuto alla propria nascita.   21 57

S31 YANN BOGOPOLSKY

21 58   YB : All’inizio, il bambino pensa di essere il fallo della madre, cioè quell' oggetto che vorrebbe dare tutto, colmare la madre, farla godere completamente.   22 08

S32 GENEVIEVE LOISON

22 08   SR : L’autismo è quindi una fusione materna ?

GL : Con calma, aspetti, la ci sono parecchie teorie. Secondo me, c’è o la fusione o l’abbandono completo e il vuoto. E’ l’uno o l’altro, i due poli. Non è la stessa cosa. Ma quando sono completamente nel vuoto, ma io quelli che vedo ogni giornoqui, nel mio studio medico, sono piuttosto una fusione, gli abbandoni completi non li vedo, quelli vanno in istituzione.   22 30

SR : Bruno Bettelheim dice che i bambini autistici sono vittime di madri troppo fredde e dall’altro lato c’è Jacques Lacan che teorizza la psicosi e l’autismo con la fusione materna, con una specie di relazione quasi incestuosa tra la madre e il bambino ?

Banc titre :

Dottoressa Geneviève Loison

Psicanalista lacaniana

Pedopsichiatra di riferimento, Lille

GL : Sì. Si. Proprio così.

SR : Quindi dall’altro lato c’è una madre troppo calda ?

GL : Sì, troppo calda o troppo fredda non va bene, è necessario una madre come dice Winnicott sufficientemente buona, ma non troppo buona, non troppo calda, né troppo vuota completamente, ovviamente. Se non c’è niente, se non c’è relazione, questo non donerà nulla.

SR : Come ci si può spiegare che due inclinazioni, due comportamenti del tutto opposti, possano dare lo stesso risultato?

GL : Ci sono dei meccanismi diversi, il nostro lavoro è di ridurre tra i due.   23 08

S33 DONALD WINNICOTT

23 09 Commento : Il pediatra analista inglese Donald Winnicott è l’autore di un concetto di “madre sufficientemente buona” secondo il quale una madre che vuole fare tutto nel modo migliore è una madre tossica per il proprio figlio. Afferma che la gravidanza farebbe passare la madre e il bebè in uno stadio di follia transitoria, prototipo di tutti i disturbi mentali che verranno.

INSERT GENEVIEVE LOISON : In modo incosciente, ecco quello che mi fai, l’hai meritato !

Commento : Con Winnicott, il cerchio è chiuso: la maternità è psicogena per natura.   23 38

S34 ALEXANDRE STEVENS

23 44   SR : Lei condivide la nozione di follia materna? Cioè che tutte le madri attraversano i primi mesi dopo il parto una fase di follia che può diventare problematica per il neonato se dura troppo a lungo?

AS : Sì, sì, non mi disturba questo termine di follia materna.

SR : Lei è psichiatra ; la follia è considerata in un modo molto negativo, no ?

AS : Beh, non per me.   24 06

S35LAURENT DANON BOILEAU

24 08 LDB : C’è questa idea che viene chiamata familiarmente la follia materna dei primi tempi, cioè

Banc titre :

LAURENT DANON-BOILEAU

Linguista MODYCO CNRS – Psicanalista SPP

Centro Albert Binet, Paris

grosso modo, c’è un momento particolare in cui la madre è così contenta di avere il proprio marmocchio che fa tutto con il suo marmocchio, e non c’è possibilità che qualcuno intervenga.

SR : E, a proposito, perché chiamare questo follia?

LDB : Perché c’è l’idea di una specie di totalità che, che dà una sorta di potenza totale, c’è l’idea che, a partire dal momento in cui facciamo qualcosa del genere, si è onnipotenti, niente ci puo' colpire, ect ect... 24 41

S36 GENEVIEVE LOISON

24 42   GL : Sa, la follia, sì è proprio durante i primi mesi della vita. Ma in realtà, ognuno di noi è stato pazzo, sa, e poi, quasi quasi ...

SR : Perché chiamare questo istinto, questa relazione, questa capacità al di là del linguaggio della madre di decriptare e capire il comportamento del proprio bambino al di là del linguaggio, perché chiamare questo follia ?

GL : Beh perché se il bambino resta in questo stadio, diventa pazzo, la follia è proprio quello che mi avete chiesto prima per l’autismo, sono rimasti in quello stadio. 25 10

S37 LAURENT DANON BOILEAU

25 11   LDB : La follia materna, è la follia materna un ostacolo maggiore all'acquisizione del linguaggio ? Detto così, certamente sì !   25 17

S38 ALDO NAOURI

25 18 AN : La madre si trova dalla parte della natura, e da questo lato è animale si fa per dire, mentre il padre è lui ad aver fondato la cultura. E’ proprio questo che induce Claude Lévi Strauss a dare questa magnifica definizione quando parla di coppia, dice che è l’unione drammatica della natura e della cultura. Okay ? Quando la legge sostiene la cultura, dice che c’è parte del padre, dice che siamo nella cultura, il ritorno alla natura non deve accadere. 25 50.

S39 TRIBU NORMANDE

25 57   Sandrine : Avevamo rifiutato che facesse psicoterapia di gruppo, e quindi di colpo l’hanno messo in psicoterapia individuale, ci eravamo dimenticati di dire con precisione che rifiutavamo tutte e due in realtà. E quindi ci hanno dato una relazione, che era stata scritta dopo l’intervento su Guglielmo, e uah ... siamo rimasti completamente sconvolti. Era roba del tutto delirante, fobia sessuale che diventava liquido, termini allucinanti, e questo ci ha spaventato. Quindi abbiamo chiesto di incontrare la psicoterapeuta, e abbiamo immediatamente posto fine a tutto cio'. Era un testo di Lacan, e ci si aveva buttato dentro Guglielmo, in realtà, appprossimativamente era cosi'. E questa cosa fa proprio paura.

Stéphane : E poi non assomigliava a Guglielmo ; cioè, in quel periodo, in fatto di specchio, ci veniva detto che Guglielmo aveva paura della propria immagine riflessa, mentre ogni giorno a casa passava davanti a uno specchio e non c’erano problemi, quindi immagino che ha pure fatto un gioco. Aveva una stereotipia, si allungava per terra e faceva un po’ la foglia. Quindi ha inventato deliri : un corpo flaccido su un suolo duro ...

Sandrine : Sì, porre il suo corpo flaccido su roba dura. Francamente ... ! 27 06

27 07 Commento : Madre troppo fredda, madre troppo calda, madre troppo buona o troppo cattiva, madre mortifera, madre fusionale, madre tossica per natura ...

Guglielmo : Attenti, sta per esserci rumore ! Ve lo dico subito !

Sanbrina : Grande carezza alla mamma. Ha sentito un rumore, ha paura.

Sandrine : Ha paura ?

Sabrina : Credo proprio di sì, vero Guglielmo? Hai sentito un rumore forte ?

Commento : Rimaneva un ultimo ostacolo da superare : durante le interviste, parecchi psicanalisti hanno affermato che l’autismo era la conseguenza di un incesto materno.     27 36

S40 ALEXANDRE STEVENS

27 35   AS : La funzione paterna consiste nell’intervenire in due modi diversi, da un lato dire di no alla fusione della madre con il bambino, il padre è quello che vieta alla madre.

SR : che vieta sessualmente, se non sbaglio ?

AS : che vieta il godere della madre, cioè, è da capire nel suo equivoco, che vieta il fatto che il bambino goda esclusivamente della madre così come il fatto che la madre goda esclusivamente del bambino.   28 01

S41 JACQUELINE SCHAEFFER

28 02   JS : Alla nascita del bambino, c’è una luna di miele, vero ? Certe volte, non è così tanto luna di miele

Banc titre :

JACQUELINE SCHAEFFER

Psicanalista – SPP

Insegnante formatrice in psicanalisi

può essere drammatico, ma c’è una luna di miele, c’è una fusione, c’è n’è una straordinaria ... beh quindi quando dice che eh ... fare solo uno, certo c’è questa fusione, ma nello stesso tempo c’è un grande piacere condiviso insieme. Il bambino molto rapidamente, bene, c’è quello che si può dire, non c’è una differenza di sessi ma c’è un grande piacere erotico vissuto insieme.   28 29

S42 YANN BOGOPOLSKY

28 30 SR : Il fatto che una madre segua suo figlio come un essere umano e consideri il suo bambino come un essere umano, non è sessuale ?

YB : Ebbene si, perché la sessualità all’inizio non è la stessa che gli adulti intendono come sessualità genitale. E’ tutto quello che, secondo Freud, perché è proprio lui ad aver costruito la teoria su questo, sta nelle parti del corpo del bambino che gli danno piacere. Quindi il corpo del bambino e il corpo della madre sono in una stretta unione, e anzi il neonato che nasce non sa che è separato dal corpo della madre. Pensa di farne parte. Cioè pensa, gli si attribuisce questo, pensa di essere un tutt'uno con la madre. Quindi è un lavoro di separazione dei corpi e il piacere che il bambino sta per avere nel rapporto con l'altro, che è prima con la madre, 1) in un corpo a corpo e 2) i piaceri hanno inizio nei vari orifizi del corpo.   29 34

S43 LAURENT DANON BOILEAU

29 34 LDB : Ci sono psicanalisti che, molto tempo fa, hanno parlato di qualcosa che hanno chiamato la censura dell’amante. Questo significa una cosa semplice, questo significa che quando la madre sta cambiando il suo bambino, e di colpo prova un po’ troppo piacere secondo i suoi limiti nel toccare il bambino, e si domanda: questo è proprio strano, non è logico, non lo tratto come ...

SR : Roba incestuosa, no ?

LDB : Una cosa un po’ incestuosa, e cosa succede? Eh beh pensa all' uomo con cui l’ha concepito, in altri termini al suo amante e di conseguenza questo sta per creare una distanza tra lei e il neonato in questione: è proprio cio' si chiama la censura dell’amante.

SR : Quindi occorre che abbia un uomo nella testa perché non entri in una relazione incestuosa con il suo bambino?

LDB : Non è ‘occorre che’, è che non si può fare a meno di questo ! 30 28

S44 JACQUELINE SCHAEFFER

30 29   JS : Nelle cure materne, la madre può benissimo stuzzicare il pene di un piccolo bambino, voglio dire, le cure materne, e i piccoli ragazzi non se ne privano, ci sono molti piccoli maschietti che, quando sono cambiati, quando sono ... vede, puliti dalla madre, eh ... il loro piccolo pene reagisce.   30 45

 

S45 YANN BOGOPOLSKY

30 45 : YB : Il padre è qui nello stesso tempo per vietare e proteggere il bambino. Cioè proteggere il bambino dal desiderio incestuoso della madre.

SR : Pensa che tutte le madri abbiano desideri incestuosi verso i loro figli?

YB : Eh sì, che ne siano coscienti oppure no ! Sì, certo che sì.

SR : Da dove ha acquisito questa convinzione?

YB : Beh, già dagli scritti degli psicanalisti, voglio dire il desiderio non è vietato, ma è la sua realizzazione ad esserlo.

YB : Ma l’amore di una madre per il suo bambino è un desiderio incestuoso, è..

YB : Eh beh sì perché fa fatica a separarsi dal bambino che è nato, c’è qui un’unità che fa si che il padre del bambino, o colui che occupa quel posto, che non è per forza il genitore, non viene a dire alla madre che il godimento, si fa solo tra tutti e due, non ricorda il suo desiderio alla madre e il piacere che sta per avere dalla realizzazione di questo desiderio che lega tutti e due, la madre sta per avere un godimento ad accarezzare il suo bambino, nel poterlo avere sul corpo tutta la giornata, che ne so, sta per godere ... ed è per ricollegarsi alla sua domanda di prima che il corpo, e pertanto anche la sessualità che è legata al godimento che da il corpo, e che è ripresa dal linguaggio, di primo acchito è presente nelle domande degli psicanalisti.   32 20

Commento : In questo caso, perché la grande maggioranza degli incesti è realizzata dagli uomini ? 32 25

S46 ALDO NAOURI

32 26   AN : Prima di tutto, è importante sottolineare che l’incesto tra padre e figlia è molto più frequente

Banc titre :

Dottore ALDO NAOURI

Pediatra – Analista – Saggista

dell’incesto tra madre e figlio. E perché c’è poco o non c’è più incesto tra madre e figlio? Per una ragione semplicissima, l’attitudine materna riguardo ai figli, che siano figli maschi o figlie femmine, è un’atteggiamento per natura incestuoso spontaneamente. Il sogno di ogni madre è che al proprio bambino non manchi niente, il rapporto materno riguardo al bambino è un rapporto incestuoso, quindi non è necessario che passi dalle parole ai fatti. Nella sua vocazione, ci sono già tante cose, quindi non passa ai fatti.   33 07

S47 JACQUELINE SCHAEFFER 

33 08   JS : L’incesto paterno non fa tanti danni. Rende le ragazze un po’ stronze, ma l’incesto materno, quello sì provoca psicosi. Cioè dei ... è la follia. Non è possibile che ci sia un incesto materno di un ragazzo verso sua madre, senza che ci sia un vero disturbo mentale, quello non è possibile. A causa giustamente di questa famosa barriera, ma la ragazza con il padre, non fuoriesce dal padre, no, non è stata nella pancia del padre ; quindi c’è qualcosa, vede, è un incesto secondario, si puo' dire cosi. Mentre l’incesto primario, il vero e proprio, è quello con la madre. E’ di penetrare la madre. E i ragazzi che penetrano la loro madre sono psicotici. Mentre le ragazze no. Ci sono molte esperienze di figlie che hanno vissuto un incesto paterno, e non se la cavano poi così male. Vabbè, non si può dire che tutto vada per il meglio. Ce ne sono alcune che stanno molto molto male, e ce ne sono altre che stanno meno male, e poi ce ne sono che se la cavano in ... altri modi. Come dicevo prima, sono un po’ stronze. Ma questo è ... è del tutto diverso. 34 10

S48 TRIBU NORMANDE

34 14   Commento : Secondo gli psicanalisti, anche il padre è colpevole : colpevole di essere assente o trasparente, colpevole di essere sottommesso alla propria moglie, colpevole di non essere riuscito ad interporsi tra il bambino e l’orco materno. 34 44

S49 GENEVIEVE LOISON

34 47   GL : Non c’è l’ha fatta ! Bene, sapete quante volte si vedono dei padri che avrebbero voluto ed è questo che si chiama la forclusione. La forclusione del nome del padre.

SR : Che cosa significa ?

GL : Buona domanda! Questo significa che il padre, in parole semplici, ha concepito il bambino, ma non esiste, lo si nega, si nega la sua esistenza.

SR : Cioè, la madre nega la sua esistenza ?

GL : nega, eh ..., la sua funzione, la sua esistenza, ci sono solo lei e il bambino, il padre non esiste, può magari essere la per portare un po’ di soldi, è solo la come figurante. Non svolge la funzione di un marito, di una persona amata, di cui vengono prese in considerazione le parole. Vede, se la madre considera ciò che dice il padre, il bambino scopre il linguaggio.

SR : se il bambino non parla, è a causa della madre che non considera le parole del marito ?

GL : beh non ce ne sono molti qui nel mio studio medico, è sopratutto in ospedale psichiatrico, in ospedale diurno, che ho visto gli autistici più colpiti. 35 40

S50 ESTHELA SOLANO

35 40   ES : Fondamentalmente, la funzione svolta dal padre è una funzione simbolica. E certe volte il padre reale

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ESTHELA SOLANO

Psicanalista – ECF

Psicologa clinica

non svolge questa funzione. Può essere carino e gentile, e nonostante ciò il bambino si confronta a una carenza simbolica da parte della funzione paterna. 36 03

 

S51 GENEVIEVE LOISON

36 04   GL : Oppure non c’è spazio e allora esiste solo nella violenza, o è pure lui stesso violento. Certe volte, ci si accorge che è violento per poter esistere, cerca di forzare le porte in un certo modo, quando non si aprono ! 36 20

S52 ESTHELA SOLANO

36 22   ES : Quando si parla di funzione paterna, si parla di qualcosa che orienta nella vita, è come una specie di autostrada, una bussola.

SR : E come mai una madre, in quanto donna non potrebbe dare un orientamento al bambino ? Anche se viene lasciata sola?

ES : Ci sono delle madri in grado di trasmettere una funzione paterna..

SR : Ma perché questo non sarebbe una funzione materna ? Ma perché dargli una connotazione simbolica materna? Perché darle un sesso ?

ES : la legge della madre è una legge del capriccio.   36 55

S53 ALDO NAOURI

36 58   AN : Nel 1984, un biologo ha realizzato una prova assai straordinaria, e cioè che la placenta è di origine esclusivamente paterna , cioè che viene controllata da geni che provengono dallo spermatozoo. Detto in un altro modo, la placenta è quella che permette alla madre di non distruggere il suo bambino, e al bambino di non uccidere la propria madre.

SR : E’ quello che permette alla madre di nutrire il proprio bambino.

AN : Esatto, che permette di far transitare e filtrare tutto quello che la madre può portare come nutrimento, detto in un altro modo è un elemento di regolazione tra tutti e due, la placenta è un'interposizione. Cioè, approssimativamente, si ha l'mpressione che l’attitudine del padre all’interno delle decisioni che prende da questo patriarcato che instaura, una dominazione maschile, etc. ..., è sempre stata una ricerca empirica di questa funzione che la placenta svolge, e che permette ad ogni bambino di nascere senza venire distrutto dalla madre.   38 06

S54 TRIBU NORMANDE

38 06   Sandrine : Da piccolo, aveva una diagnosi di bambino autistico, eh, cioè di autismo grave, abbiamo pensato all’IME. L’IME di Avranches che, nonostante tutto, ha una buona reputazione riguardo all’autismo, e poi, man mano che il tempo scorreva, in realtà, non ci ha mai messo piede, perché tutto andava benissimo a scuola, si sviluppava bene, il linguaggio anche, ha buone competenze, in matematica e in altre materie. E adesso, vedi, frequenta la prima media.

SR : E’ in una scuola a tempo pieno ?

Sandrine : Con tempo pieno, studi normali, con qualche difficoltà, non lo si può negare. Ha un' ausiliare che lo assiste in aula, che lo accompagna, ma, globalmente, tutto va benissimo ; inoltre ha voti molto alti.

Guillaume : sì.

Sandrine e Stéphane : Sì proprio.

Sandrine : La differenza vera e propria con gli altri studenti si vede nella ricreazione, durante la ricreazione certe volte ha delle stereotipie, gioca a giochi che gli adolescenti da tempo non fanno più, può spingere, emettere gridolini, può fare ... gli piace molto Mario Kart, quindi fa Mario Kart durante la ricreazione, quindi tutti gli altri bambini sono un po’ così ... ma vabbè sono stati informati bene, rispetto a questo alla scuola media sono stati esemplari, Guglielmo è già conosciuto dagli altri bambini.

G : gli animali hanno paura adesso ?

Sandrine : e poi lo hanno detto agli alunni della sua classe, quindi adesso tutti lo sanno, e tutto va bene.

SR : Qual’è la materia che ti piace di più ?

G : La matematica.

SR : E perché la matematica ?

G : Perché è facile.   39 31

S55 COMMENTAIRE

39 31   Commento : Dal periodo di Bruno Bettelheim ad oggi, il grande principio psicanalitico della cura delle persone autistiche consiste nel separare i bambini dai genitori. Certi genitori subiscono delle pressioni per seguire una terapia perché vengono considerati come la fonte del problema.

Oggi , in Francia e in Belgio, esistono numerose istituzioni psichiatriche che sono dei luoghi di vita inaccessibili alle famiglie che non vengono informate di quello che succede dentro. E in che consiste la cura psicanalitica dei bambini autistici ? 39 55

S56 ESTHELA SOLANO

39 56   ES : Diciamo che, quando si accoglie un bambino autistico, si pratica una psicanalisi che è pura invenzione. Ci si trova nella maggioranza dei casi di fronte a un soggetto che non sa parlare. 40 12

S57 LAURENT DANON-BOILEAU

40 13   LDB : Vabbè, io personalmente uso, diciamo l' osservazione. Cioè

Banc titre :

LAURENT DANON-BOILEAU

Linguista MODYCO CNRS – Psicanalista SPP

Centro Alfred Binet, Paris

con un bambino autistico faccio molto poco. Pochissimo, che cosa significa ? Che metto il mio sedere su una sedia, che mi metto accanto a lui e aspetto che succeda qualcosa. E dimentico, provo a dimenticare tutto. Dimentico il tempo, dimentico che siamo pressati dal tempo perchè acquisisca il linguaggio, dimentico tutto. Perché mi dico che, a partire dal momento in cui sono in una specie di imponderabilità, c’è una grande probabilità che succeda qualcosa che non potevo del tutto prevedere.   40 57

S58 ALEXANDRE STEVENS

40 57   AS : Vede, degli autori come Tustin o Margaret Mahler in fondo hanno spiegato come si fa

Banc titre :

Dottore ALEXANDRE STEVENS

Psicanalista ECF

Capo psicanalista dell’istituzione per bambini Le Courtil, Tournai

ad addomesticare il bambino. Qui siamo in uno studio medico, ma è esattamente la stessa cosa in istituzione. Addomesticare il bambino, non so più quale delle due ha scritto questo, si tratta di tenersi un po’ in disparte, non nella direzione del suo sguardo, non parlare troppo forte, seguire ciò che dice anzichè provare a dargli ordini. 41 25

S59 ESTHELA SOLANO

41 25   ES : Nessuna volontà di dominio, nessuna volontà educativa, nessuna impostazione di qualunque cosa. 41 34

S60 BERNARD GOLSE

41 35   BG : In fondo, si prova a dimostrare con ogni metodo possibile al bambino autistico che l'altro esiste, e che non è minaccioso.   41 42

S61 ESTHELA SOLANO

41 43   ES : Si tratta proprio di tener conto dei dettagli più insignificanti e di percepire che questo dettaglio insignificante può venire interpretato ed avere un significato, e quindi man mano si può intervenire supponendo che qua c’è un segno, quindi lo preleviamo considerandolo nell'ordine di una specie di significato.   42 22

S62 LAURENT DANON-BOILEAU

42 23 LDB : Per quanto mi riguarda, se il bambino non fa niente durante tutta la seduta, se sonnecchio accanto a lui, non mi vergogno. Sono abituato a questo nel mio lavoro di psicanalista. Ma suppone un certo numero di cose : 1°) questo suppone di non scocciarsi quando pensiamo alle nostre idee 2°) questo suppone di remare incontro a un funzionamento sociale il quale decreta che siamo affrettati, vabbè, tutto a posto, ma non dimenticare che, se il bambino è ancora così fra dieci anni, non sarete voi a ... etc. Tutto questo è vero, mi butto nel mio lavoro di psicanalista, cioè non ho né memoria né attesa, e a partire da qui succede qualcosa, e questo – lo penso – è un atteggiamento particolarmente psicanalitico. 43 19

S63 BERNARD GOLSE

43 20 BG : Quando ... Forse ... Sì proprio.

Banc titre :

PROFESSORE BERNARD GOLSE

Psicanalista – APF

Capo del reparto di pedopsichiatria all’ospedale Necker, Paris

BG : Sono colpito da quello che mi avete appena detto, cioè la necessità che lo spettatore senta lo stesso che si ha la voglia di andare fino in fondo con le nostre convinzioni.

SR : Eh sì.

BG : ………… 43 44

S64 LAURENT DANON-BOILEAU

43 47   LDB : Se cantate una canzonetta, e il bambino si sente a posto, succede qualcosa. Quindi forse mi direte che non è non è necessario che venga psicanalizzato per questo. Sì, se non ne fate un metodo educativo. Sì, se pensate che, in fondo, che tutto quello che il bambino farà me ne frego, apparentemente è interessato, proseguiamo e poi vedremo. Oppure no. Il punto fondamentale del mio atteggiamento da psicanalista rispetto a questi bambini, sta nel fatto di rinunciare ad ogni idea di progressione. E questo non è naturale, La prego di credere che ... Il mio ideale analitico mi richiede di abbandonare questa dimensione, ma allo stesso tempo, appartiene ad una società dove vengo retribuito per curare la gente. Di conseguenza, sono in conflitto, ma questa situazione di conflitto, se un analista non ha le palle per poterla accettare, è necessario che cambi mestiere, perché è il fondamento della pratica analitica. 44 46

S65 PIERRE DELION

46 47   SR : Qual’è l’impatto della psicanalisi sui bambini autistici ? Che cosa può ragionevolmente aspettarsi un genitore di bambino autistico in fatto di risultati ?

Banc titre :

PROFESSORE PIERRE DELION

Psicanalista

Capo del reparto di pedopsichiatria dell’ospedale universitario di Lille

PD : non posso rispondere a questo, non è mica una domanda da psicanalista !   44 57

S66 LAURENT DANON-BOILEAU

44 57 SR : Che cosa può ragionevolmente aspettarsi un bambino autistico in fatto di risultati dopo un lavoro psicanalitico ?

LDB : Eh ... Il piacere di poter osservare una bolla di sapone. Non le posso mica rispondere altro.   45 33

S67 TRIBU NORMANDE

46 04   Commento : Eppure, delle soluzioni esistono : si chiamano PECS, TEACCH e ABA. Questi metodi educativi e comportamentali sono stati messo a punto negli Stati Uniti più di trent'anni in modo da permettere alle persone autistiche di comunicare ed aprirsi al mondo. Grazie a questi metodi adattati alla loro disabilità, i giovani autistici fanno in pochi mesi progressi straordinari. Sfortunatamente, gli psicanalisti si oppongono con estrema risolutezza al loro diffondersi in Francia.   46 26

S68 ALEXANDRE STEVENS

46 42   AS : Nel mondo francofono, l’incursione delle tecniche cognitivo-comportamentali è un’invasione nuova. Recente, ma molto presente attualmente, la psicanalisi lotta contro questo ingresso. Un certo numero di colleghi, tra cui Jacques Alain Miller dirigono questo scontro, questo combattimento, anche altri in diversi movimenti. E’ un combattimento molto importante per mantenere viva la dimensione della soggettività, delle singolarità di ogni soggetto rispetto a quest’idea comportamentale di settaggio prestabilito.   47 25

S69 ERIC LAURENT

47 25   EL : Se vuole, la psicanalisi svolge un ruolo di

Banc titre :

ERIC LAURENT

Psicanalista – ECF

Insegnante formatore in psicanalisi

disincanto. Ci sono speranze che sorgono dalle ricerche biologiche, e a queste speranze sarebbe meraviglioso crederci. Se si può credere che domani, domani ci saranno soluzioni ! Ebbene, la psicanalisi è come un discorso alternativo all’incontro di tutte le credenze, prova a far vivere l’umanità senza che creda a delle follie da scienziato troppo decisive, fa proprio parte del suo sforzo. Quindi il nostro dialogo con le neuroscienze non è solo per informarci dei risultati e fare in modo che questo non cambi la nostra pratica fondamentale, l’orientamento della nostra pratica, è anche di provare a far vivere l’umanità senza aspettarsi troppo dalle diverse buone notizie che vengono pubblicate ogni giorno, e che sono fatte per provare a mantenere un tasso di buone notizie in un ambiente in cui ce ne sono molto poche.   48 27

S70 TRIBU NORMANDE

48 35   Commento : Negli anni 80, il 100% degli psicanalisti e psicologi francesi veniva formato alla psicanalisi. Dagli anni 90, questa tendenza è diminuita, ma ancora oggi è quasi all’80% ... Una situazione unica al mondo insieme l’Argentina, che ha conseguenze gravi nella presa in carico delle persone autistiche.   48 56

S71 GUILLAUME

49 10   Commento : A quattro anni, Guglielmo è stato diagnosticato come autistico grave. La sua psichiatra si è rifiutata di applicare con lui metodi di comunicazione adattati ai bambini autistici e ha sconsigliato il suo inserimento scolastico in corsi nomrali. Ma i suoi genitori hanno lottato. Grazie alla loro tenacia e l’incontro con una squadra pedagogica favolosa, Guglielmo oggi è integrato a scuola normalmente. Ed è un bravissimo studente.      49 30

S72 JULIEN

49 34   Commento : A causa di una mancanza di posti liberi in strutture adatte alla sua disabilità, Giuliano ha trascorso la sua infanzia in un ospedale psichiatrico diurno. All’età di 14 anni, è totalmente dipendente dagli, per ogni singolo gesto della giornata. Oggi, Giuliano è seguito in un centro per bambini dove si occupano molto bene lui, ma solo un’educazione specifica, adatta al comportamento degli autistici, gli permetterebbe di non farsi la pipi' addosso, di essere meno dipendente dagli altri, e forse un giorno anche di parlare. In Francia, questi educatori specializzati sono rarissimi, quindi molto cari, e inaccessibili sulla base del reddito economico della madre.   50 04

S73 EPILOGO

50 18 : Commento : Si stima che il numero di persone autistiche in Francia sia tra le 430.000 e 600.000.

 

GENERIQUE DE FIN LE MUR

Ecrit et réalisé par           
Sophie ROBERT

Produit par                       
Océan Invisible Productions

Musique originale          
Marc BOUR

Image                                  
Jérémy LEPELLEY
Nicolas BITAUD
Peterson ALMEIDA

Montage                      
Peterson ALMEIDA
Jonathan RIO

Mixage                      
Laurent RODIER

Location de matériel
AUVITEC

Avec la participation de
AUTISTES SANS FRONTIERES
Vincent GERHARDS
Delphine PILOQUET

Remerciements          
Sabrina CAVRET
Julien SALMON
Sandrine GUY
Stéphane MOERIS
Guillaume MOERIS
Julien MOERIS
Gabriel MOERIS

Et par ordre alphabétique
Yann BOGOPOLSKY
Laurent DANON-BOILEAU
Pierre DELION
Bernard GOLSE
Eric LAURENT
Geneviève LOISON
Aldo NAOURI
Jacqueline SCHAEFFER
Esthela SOLANO
Alexandre STEVENS
Daniel WIDLOCHER

 

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